
Solo ascoltando
il mio cuore
ho lasciato trapelare
il silenzio del
tuo amore.....,
che mi sconfigge
come una spada...
che arriva a farmi
dolore, al cuore,
nella speranza
di un sogno d'amore
più vero
e più mio!
Bacio a tutti Beba
Era salita al piano di sopra, della grande casa, nella sua stanza cercando di non pensare. Era rientrata a casa dopo una normalissima giornata di lavoro, aveva riordinato le solite cose, aveva preparato una cenetta, aveva dato una svista alla TV, e poi aveva letto quella mail, che in certo qual modo aveva dato, o meglio avrebbe dato, un senso diverso alla sua vita…. Si affacciò alla finestra guardando verso l’orizzonte, verso quel viale così maestoso e così bello, che dava un’impronta così caratteristica a tutta la maestosità del casale. Era buio e solo i suoi occhi riuscivano a distinguere ogni singolo dettaglio di quell’ immenso parco. Dalila era nata lì, era cresciuta lì, ci viveva quindi, da sempre e con gli anni aveva cercato di lasciare sempre più la sua impronta al quel mondo tutto suo, che chiamava il mio “Giardino di Cedro”……Sin da piccola aveva avuto un amore particolare per l’Albero del Cedro. Il padre, di ritorno da uno dei suoi lunghi viaggi in Medio Oriente, che aveva toccato anche il Libano, famoso appunto proprio per i suoi Alberi di Cedro, una volta, di tanti, tanti anni prima, le aveva portato quell’arbusto, in regalo. Glielo descrisse con dovizia di dettagli, con tanto ardire e con estrema poesia, che Dalila lo aveva amato a prima vista. Ricordava quell’ episodio della sua vita con immenso amore e con altrettanto dolore, fu l’ultima estate che trascorsero tutti insieme; infatti nell’autunno di quell’anno la loro adorata madre morì lasciando un vuoto e un dolore in lei, in suo fratello ed in suo padre che mai si sarebbe veramente assopito. Ricordava tutto di quell’estate, ma soprattutto della giornata successiva al ritorno di suo padre, trascorsa nella serra, tra risa e racconti dove suo padre aveva “decantato delle gesta” di “quell’albero speciale” che stavano per piantare. Raccontò che l’Albero di Cedro aveva origini antichissime, apparteneva alla famiglia dei limoni, ma esteticamente molto, molto più bello. La sua provenienza era accreditata alle Indie, e che sarebbe arrivato in Italia nel III secolo a.c. attraverso gli ebrei, piantandolo al sud (Pestum) dove l’albero trovò un suo habitat eccezionalmente consono; disse che questo albero veniva menzionato sia per la sua bellezza per le proprietà del suo frutto già nell’antichità, e che Toefrasto (
Dalila si ritrovò, ancora una volta a pensare o meglio a prendere coscienza, che l’albero di cedro aveva avuto un senso particolare in tutta la sua vita e che in un modo o nell’altro le aveva sempre fatto “compagnia”, fino ad ora alla soglia dei suoi quarantenni. Decise di mettersi a letto, cercò di leggere, ma non riusciva proprio a concentrarsi…. La sua mente viaggiò ancora, e ripensò a come quell’arbusto, era sempre stato presente nella sua vita. Trovava tutto questo, a distanza di anni, ancora sorprendente, si perché quell'albero se l’era ritrovato menzionato in vari libri, in alcuni racconti, in un discorso etc…. ripensò a quando a scuola studiando storia si ritrovò l’episodio che suo padre le aveva raccontato circa le navi degli antichi fenici…… di quando, allora ragazza, le fu regalato, per un suo compleanno, un libro meraviglioso della Fallaci “INSCIALLAH” (il quale libro lo riteneva l’ILIADE moderna), dove appunto si parlava di questo albero…di come una sera, essendo a casa del suo ragazzo dell’epoca, il padre, raccontò di un suo viaggio sempre per la marina, in Libano di come allora il Libano era famosa per essere definita

Sabato u.s. ho avuto il piacere di assistere ad uno spettacolo meraviglioso, fantastico, suggestivo; era la rappresentazione di “NOTRE DAME DE PARIS”, tratto dal famoso romanzo dello scrittore Victor Hugo.
Come è ben noto il romanzo è una storia d’amore struggente, dove sono presenti tutti i sentimenti, le emozioni, i dolori che ruotano intorno del mondo dell’amore, della passione, dell’odio, del risentimento, della gelosia…. Ma non manca di esplorare tutto il mondo della Parigi del periodo in cui è ambientato (Basso Medioevo) e soprattutto non manca di descrivere
La scorsa primavera ho avuto il piacere di leggere un libro meraviglioso (prestatomi da un mio vecchio amico).
Il libro, intitolato
“La luna delle foglie cadenti” era ambientato nel mondo degli Indiani d’America, nel loro periodo più buoi; il loro tramonto… Devo dire che il libro mi ha letteralmente catturata, forse si potrebbe pensare che fosse più adatto al mondo dei ragazzi, sicuramente si, ma per quanto mi riguarda l’ho trovato molto interessate e particolare, ha saputo attirare la mia attenzione in modo da restarmi; ho scoperto un mondo meraviglioso, ricco di cultura, di sapienza, di vita, di voglia di vivere e soprattutto di un grande senso di rispetto per la vita e per gli essere umani e per gli animali.... ma anche con una precisa concezione del mondo e per ciò che ruota intorno a se, dando il giusto valore e saperne cogliere ciò che esso poteva offrirti…. Non è cultura e/o saggezza questa?!!!! La loro vita era scandita in modo molto particolare, come caratteristici erano i nomi che utilizzavano per indicare una qualsiasi cosa, un animale, per non parlare dei nomi delle persone (che cambiavano anche tre volte nel corso della propria esistenza)….. i nomi attribuiti ad ogni cosa aveva un suono "adatto" e rendeva l’oggetto, e/o l’animale, e/o l’evento, anche atmosferico, unico e quasi magico… pertanto anche le stagioni avevano il loro nome e l’AUTUNNO era per l’appunto “
A presto Bacioni Beba

A volte mi chiedo se
riuscirei a vivere,
ancora
senza trovare
spazio nell'oceano
dell'amore……..
perché la delusione
che mi porto
dietro è troppo
grande……
e brucia……ancora troppo
il sapore
della sconfitta….,
e, scava
ancora
dentro di me
confusione e paura!
Paura di riprovare a
credere, a
vivere, a voler
volare ancora,
paura di cadere
di nuovo
nell'inferno
del dolore,
nell'inferno
del pianto,
quando…….sola
nel silenzio
di una stanza,
in un grido di sconforto
ti bramavo,
ti volevo,
ti desideravo.
Ora…. ahimè
Ti vivo
accettando con
forza e coraggio
la realtà
di non
provocarti amore
e passione;
ma se…… mi ascolto sento
solo amore,
amore per te,
per la tua vita,
Tu che sapresti
Accarezzarmi l'Anima!