

Ho coronato finalmente il mio grande sogno, quello di leggere la “DIVINA COMMEDIA”. Avendo fatto degli studi tecnici e non umanistici, le lezioni di italiano c/o l’istituto scolastico che frequentai (diplomata nel 1989) erano si ben articolate ma pur sempre “striminzite”, nel senso che di Dante, ad esempio, nel biennio, ne studiammo la vita, le opere e quindi anche la D.C. ma in modo molto blando!!!!, pertanto le mie conoscenze in tal senso erano di carattere generale ed a titolo informativo. Con il passare degli anni questo desiderio di “conoscerla e saperne di più”, di entrare in quel “mondo così particolare ed articolato”, era sempre stato un punto fermo: ma avevo sempre rimandato, perché pensavo che leggere così damblè un Poema del genere senza nessuna nozione e/o qualcuno che mi insegnasse, lo ritenevo quasi un’impresa colossale. Ho sempre quindi rimandato!!!!. Un paio d’anni fa, un’amica di mia madre (insegnate di italiano in pensione) riordinando la sua libreria regalò a mia madre due suoi libri Universitari di “lettere” (stampa del 1948 che a sua volta aveva ricevuto in regalo) da portare a me, visto che amavo tanto leggere; gradii moltissimo i due tomi e li misi nella mia libreria; la scorsa primavera, pulendo la stessa, come faccio ogni tanto, nel senso che tolsi dei libri, ne misi altri, spolverai a fondo, insomma la ricostruii, mi ritrovai anche i due vecchi tomi. Fu amore!!!, perché decisi di leggerli tutti e due per intero, ed iniziai il 10.05.2007. I due libri parlano di tutta la Letteratura Universale (sono circa 1600 pagine) dando molto spazio a quella Italiana e tra i vari capolavori recita la Divina Commedia spiegandola in modo dettagliato e riportandone i maggiori canti e/o passi. Allora, in poche parole, ho appreso quanto segue: Le tre cantiche di cui il Poema, L’Inferno, Il Purgatorio ed Il Paradiso furono chiamate dall’autore “COMMEDIA”, secondo l’uso medievale per distinguersi dal genere narrativo “tragedia” (aveva un inizio sereno per poi terminare appunto in tragedia) e “commedia” appunto perché aveva un inizio triste e drammatico e si concludeva felicemente. Inoltre il titolo si riferiva all’uso volgare, adottato per il poema, dall’alto stile tragico, proprio dell’epoca Vergiliana. Altra scoperta, è stato il fatto che l’opera dantesca fu definita “DIVINA”, per la prima volta dal Boccaccio e codesto aggettivo fu stampato, appunto per la prima volta, null’edizione veneziana del 1555 e da quel momento rimase legata al titolo originale. Inoltre le tre cantiche sono ognuna composta di 33 canti più uno di prologo per l’inferno pertanto alla fine i canti sono cento; numero alla base del quale stanno il tre e l’uno, numero ritenuti perfetti secondo la tradizione pitagorica ripresa nel Medioevo. Dopo aver appreso, in modo più dettagliato, lo sfondo storico e letterario dell’opera, lo Stil Novo rappresenta il più alto momento lirico nella storia della letteratura, sono passata a sezionare e leggere le tre cantiche, ognuna delle quali mi ha lasciata un fascino, un mistero da restare senza parole. Tutto ciò che ho letto per quanto potrà sembrarvi assurdo, lo trovo estremamente attuale ed adatto alla vita di ognuno di noi, in ogni momento della nostra vita. “L’Inferno”, questo viaggio attraverso il proprio inconscio, dove il male combatte ogni gg con il “ns essere”, dove la “tentazione” ci offre ogni gg sogni e speranze vane, dove il “facile e semplice” ci affascina e ci trascina negli inferi…..dove i gironi che sono “abitati” dai sette peccati mortali e/o capitali, non possiamo far altro che “aggiornare” tutto questo con il male del mondo o semplicemente rapportarli alla ns esistenza; e che dire della corruzione delle istituzioni che in ns Dante non sdegna di mettere in evidenza?... non sono altro le situazioni che viviamo tutti i gg nella quotidianità delle ns istituzioni politiche per non dire che “la strada della curia” non si è più “sanata”…..!!!! Anzi!!!! E poi questo viaggio che lo porta ad incontrare una serie di personaggi che rappresentano i mali del mondo…,non sono altro che il viaggio che ognuno di noi fa nel proprio percorso di vita… ognuno di noi avrà dei “personaggi” che perderemo o ci siamo persi, che avremmo mai voluto incontrare……..o parafrasandoci ai ns “Paolo e Francesca” “… Amor che nullo amato amor perdona, mi prese, del costui piacier, di fatta che come vedi, ancor non mi abbandona….”, quanti di noi hanno amato o ameranno così…?. Quanti “Paolo e Francesca” conosciamo e viviamo…?, e quanti ce ne sono stati o ce ne saranno, nel corso dei secoli?..... e di “Limbo” …. Che dire!!! quanti di noi mai riusciranno a raggiungere il “DIO” di ciò che desiderano…. Quante volte “il Limbo” ci ha fatto vedere ciò che avevamo davanti in modo “così opaco” e di conseguenza non raggiungere ma meta?.... e quante volte abbiamo intrapreso un viaggio verso l’ignoto proprio come il “protagonista principale dell’Inferno” Ulisse!!!! Anche noi abbiamo incontrato “qualche Circe”, ci siamo lasciati “abbindolare” da qualche “serena e/o sirenetto”…..!!! e quanti di noi hanno fatto il loro viaggio in modo tale da a toccare il fondo ….. dove il ns Dante approda nel più profondo degli inferi fino a “Lucifero”, con il triplice volto dei maggiori traditori della storia (Giuda, Bruto e Cassio)… ma ad un certo punto si affaccia alle porte del “Purgatorio”….!!!! e tutto ciò non accade anche a noi nel ns vivere, proprio come quando noi essere umani ci rendiamo conto di aver sbagliato, di aver fatto la scelta errata, di aver ecceduto, di aver agito in modo duro e senza pensare, di aver compiuto questo o quell’errore, di provare rimorso, di provare “vergogna” per come ci siamo comportati, di aver tradito, di non aver avuto rispetto, e quindi massacrati dal dolore, costernati, pieni di pentimento…. Chiediamo scusa, cambiamo atteggiamento, ci comportiamo in modo diverso e semplicemente maturiamo e/o cresciamo…. “il ravvedimento” a tutto questo non è altro che “il Purgatorio della ns anima” che a fatica, ma che riusciamo a scalare, ci porta ad arrivare alla “Luce” che ci guiderà verso “l’Olimpo” del ns vivere e del ns essere… appunto ”Il Paradiso”…. “L’immensità di essere un essere umano”, quale siamo per quello che doniamo, per l’amore che produciamo, per la gioia che riusciamo a suscitare, per la felicità che facciamo arrivare agli altri, per ogni forma di serenità che riusciamo a far vivere a che ci vive, ci assiste, ci ascolta, divide con noi la quotidianità della sua vita, di lavoro, di amicizia, il tutto con accanto “un/una “Beatrice” che si incamminerà con noi nel futuro del ns sarà, farà, vivrà, fino al raggiungimento dell’apice che ogni essere umano può produrre con la propria vita dando vita….
Era una fredda sera di fine autunno, quando, al volante della sua auto, Beatrice lasciava la sua casa. Aveva maturato quella decisione con grande dolore e sofferenza. Era già da molto tempo che la sua storia con Luigi aveva preso quella particolare “fase della vita di coppia”, quando ognuno “vive per se e con se”, pensando e ripensando solo alle brutte situazioni, alle parole dure da mandare giù, alle frasi dette e non, alle ripicche, al far tutto solo per “dovere”, a quando anche solo una parola di più diventa un motivo per litigare, a quando non si sopporta più nulla, a quando anche solo preparare la cena, o invitare in casa qualcuno non più un piacere, ma quasi un’imposizione. Bea aveva combattuto con tutto questo, aveva cercato di affrontare il problema con Gigi, ma oramai i loro pensieri, le loro esigenze erano troppo diverse e troppo distanti. Era stato difficile ammettere che era finita, che quello che provavano l’uno per l’altro non bastava più per andare avanti. E’ vero che con gli anni l’amore si trasforma, che la passione “cambia”, che altri sentimenti quali il rispetto, il bene, l’affetto, la comprensione, la complicità la fanno da “padrone”, e Bea di questo ne era consapevole come del resto Gigi, ma era anche vero che se tutto questo non bastava più, perché si sente il bisogno di sentire ancora battere il cuore, di sentirsi vivi, stimolati, di percepire ancora la quotidianità come un qualcosa di straordinario, allora l’unica soluzione a tutto questo, è, andare ognuno per la sua strada, per quanto doloroso e difficile sia. Fa male, destabilizza, ti rende arido, pensare di non essere stato in grado di “costruire” una vera famiglia, di aver lasciato che i sentimenti si “sgretolassero”, ma è anche altrettanto vero che la vita va vissuta per quello che ci offre ogni giorno, per le “prove” che ci richiede e per gli “ostacoli” che ci mette davanti, questa era stata la spinta che aveva portato Bea alla sua decisione, la quale decisione era stata “accettata” da Gigi, ma non del tutto condivisa… lui era pronto a “riparare” ad “aggiustare” il tutto magari con un viaggio…. Si è così, per molti uomini, è sempre tutto facile… a volte riescono a trovare anche la soluzione, quando hanno paura di affrontare le situazioni, pur di non dover “scalare la montagna che hanno davanti”…. e Gigi era stato uno di loro…!!!!!. Che dolore al dolore…, dover ammettere e carpire che doveva essere lei, anche questa volta, a decidere per tutti e due…. Bea aveva sempre pensato e creduto che la vita di ognuno di noi non altro che un “magnifico disegno” dove ogni giorno ne “tracciamo le righe”, leggiamo le sfumature, di cui ogni giorno percorriamo il tragitto, di cui ogni giorno affrontiamo le curve, saliamo e scendiamo le scale, di cui ogni giorno assimiliamo ciò che ci arriva e sentiamo ciò che diamo”, ma l’elemento più importante di questo “disegno di vita”, secondo Bea, erano i “COLORI” che ogni giorno utilizziamo per “colorare” la nostra quotidianità. Certo vorremmo sempre, sempre utilizzare i “colori” più belli, più caldi, più dolci, più delicati, più passionali, i “colori” che più ci fanno sognare e sperare, ma, purtroppo, i “colori” possono anche essere bui, brutti, dolorosi, che fanno soffrire, prendere o metterci davanti a decisioni importanti e definitive; pensava altresì che forse questi “colori così difficili” non potevano essere che un monito a volere, fare, ottenere di più e guardarli ed osservarli da un’angolazione diversa e magari scorgere all’orizzonte un alone che non li renda poi, così tetri ma che gli dia una luce del tutto diversa. Allora quella sera, lasciando la sua, oramai, vecchia casa, cercò di scorgere all’orizzonte l’alone di speranza e di serenità che forse, non sarebbe tardato ad arrivare.
Auguro, pertanto ad ognuno di noi di poter utilizzare ogni giorno sulla propria “tavolozza” del proprio vivere i più bei colori del mondo, al solo fine di poter vivere la propria vita in modo sereno, intelligente, vivace, spensierato, senza però mai perdere il senso vero delle cose e con un’attenzione maggiore a tutto quello che ci circonda, ed a quello che succede nel mondo……….. per poterci sentire ogni giorno sempre più vivi e veri…. Bacio a tutti voi, a presto Beba