Convocato presso la Soc. Adelmi Costruzioni Edili & C. spa, Giovanni, iniseme ai suoi legali, si presentò alla segreteria e chiese di essere annunciato al Presidente, il Dott. Giuseppe Adelmi, il quale lo attendeva per un incontro. La riunione si protasse per tutta la mattinata ed alla fine Giovanni Rocca, Presidente della Rocca Costruzioni spa, accettava e siglava il contratto di subappalto per la costruzione di un nuovo quartiere residenziale da costruirsi nell'hinterland milanese, a partire dal prossimo Gennaio. Durante quella riunione fiume, dove più volte fu necessario calmare gli animi, Giovanni dovette far leva su tutte l sue forze per non incontrare gli occhi di Chiara. Lei, in qualità di progettista del nuovo appalto, partecipò attivamente alla riunione, dimostrando, ancora una volta, la sua competenza e preparazione. Riuscì ad illustrare con chiarezza e professionalità il progetto, con dovizia di dettagli, senza tralasciare nulla. La professionalità con cui svolgeva il suo lavoro, accompagnata dalla straordinaria bellezza, facevano di Chiara una donna decisa, matura, pronta a non lasciare mai nulla al caso. La sua voglia di riscatto, e perchè no la "sete di vendetta", che per anni l'avevano accompagnata come un'ombra, facevano di lei una donna in carriera capace e determinata, sempre pronta a lottare, anche nei momenti più duri e bui della sua esistenza. Nonostante, però tutta la determinazione, la voglia di riscatto, anche Chiara, proprio come Giovanni, riuscì a dominarsi a fatica; al solo pensiero di incontrare i verdi occhi di lui, si sentiva tremare le gambe. Era felice per quello che aveva conquistato, ma ancora una volta la vita le presentava "il conto da pagare". Aveva ottenuto una grande soddisfazione lavorativa, era riuscita a farsi apprezzare per quello che era veramente e per le sue capacità, ma questa volta doveva fare i conti con il cuore. Aveva sempre avuto un pessimo rapporto con Giovanni, lo riteneva un immaturo, il solito figlio di papà, incapace di risolvere qualsiasi problema, sempre e solo capace di apparire sui giornali scandalistici, o solo partecipare alla bella vita mondana milanese, abbracciato ora a questa ora a quella velina e/o subettrina di turno; invece aveva dovuto ricredersi. Giovanni dall'oggi al domani, con la morte improvvisa del padre, aveva saputo dimostrare di essere all'altezza della situazione. Si era messo alla guida della Rocca Costruzioni spa, con la voglia di dimostrare di cosa era capace, anche se all'inizio aveva solo pensato a sfogare il suo rancore verso Chiara. I gravi problmi economici-finanziari in cui versava l'azienda, per la pessima gestione in cui il socio-amico di suo padre, Mario Curri, aveva gestito il patrimonio, portarono Giovanni a rinunciare al suo rancore ed a voler salvare l'azienda di famiglia e quindi ad accettare l'incarico di lavoro da parte della loro storica nemica; la Soc. Adelmi Costruzioni Edili & spa. Fu proprio a causa dei vari contatti lavorativi che Chiara e Giovanni si ritrovarono ad avere sempre più contatti. Si sentivano più volte al giorno al telefono, si incontravano in riunioni varie, ai vari party e/o incontri-mondani lavorativi, continuando a lottare contro i loro fantasmi del passato ed al crescere della loro attrazione che era diventata una vera miscela esplosiva. Giovanni aveva trovato un suo equilibrio anche sentimentalmente, aveva abbandonato il mondo effimero della bella vita, e si era legato ad una donna di tutt'altro stile. La sua fidanzata, Giorgia, era un avvocato civilista, figlia di un principe del foro milanese, la quale però gelosa e follemente innammorata del suo Giovanni, aveva comuniciato a volere qualcosa di più da quel rapporto, anche perchè spalleggiata dalla madre di lui, Donna Adele; infatti in società di cominciava a vocificare un imminente matrimonio. Da canto suo anche Chiara aveva la sua vita privata. Aveva chiuso già da un pò una storia importante ed ora era corteggiata serratamente da Sergio Adelmi, figlio di Giuseppe Adelmi, il quale aveva letteralmente perso la testa per lei. Chiara si sentiva lusingata dal tanto interesse che Sergio le dimostrava, egli era un uomo affascinante, colto, simpatico ma nello stesso tempo c'era qualcosa nel suo sguardo ch non la convinceva. La vita , ancora una volta, aveva messo Chiara, dopo aver cercato per tanti anni di dimenticare, sulla strada di Giovanni. Perchè le strade del suo destino la portavano verso di lui? Il dolore per quelle vecchie ferite che tanto aveva cercato di ricucire, ancora le facevano male, eppure nonostante avesse combattuto contro se stessa, e contro quell'attrazione che provava, quando lo incontrava, si era addirittura ritrovata a lavorarci insieme........Con quella mattina di tardo Settembre, le loro strade si sarebbero dovute incontrare per almeno altri tre anni, questi i tempi minimi necessari, per realizzare dell'intero proggeto, che il contratto stabiliva. Dopo una giornata estenuante, quella sera Chiara tornò a casa pensando e ripensaando a quanto ancora la vita le stava chiedendo... non poteva crederci, era diventata ricca e famosa, il tutto condito dalla presenza di Giovanni, il figlio amato di Samuele Rocca, l'uomo che per tutta la vita sua madre aveva amato, servito, senza nulla chiedere in cambio. L'uomo per cui lei aveva tanto sofferto, per cui suo padre se ne era andato lontano e lei non aveva più rivisto... perchè morto in una missione in Africa. Era conscia che Giovanni era intelligente, bello, affascinante e la faceva volare con il solo pensiero.... ma come era potuto accadere!!!!!!! Come si era potuta innamorare di lui. Lo sentiva correre dentro di lei, eppure Giovanni apparteneva alla parte della sua vita fatta di rinuncie e dolori, ed invece ora rappresentava il sogno di donna, che custodiva rerratamente "nello scrigno" del suo cuore; l'amore. Aveva cercato in tutti i modi di non lasciar venir fuori quanto sentiva nascere, ma era stato più forte di lei. Era consapevole che Giovanni non avrebbe mai lasciato Giorgia, e poi il matrimonio era all'orizzonte, per non parlare di sua madre; Donna Adele Rocca. Donna Adele aveva odiato Aurora (la madre di Chiara) con tutta se stessa. L'accusava di essere stata la rovina della sua vita e della sua salute. Adele, aveva sognato una casa piena di bambini, ma Aurora era riuscita a dare corso alla sua vita. Anselmo non aveva mai lasciato sua moglie ma in realtà non aveva permesso che nessun altro figlio arrivasse nlla loro esistenza. La sua vendetta quindi ora, era, tutta verso Chiara. Una sera, durante un ricevimento presso alcuni amici, Adele aveva catturato la scintilla, che i due producevano al solo guardarsi e di come suo figlio ammirasse Chiara. La guardava in modo diverso, i suoi occhi brillavano. Questo non poteva essere!!!! quindi aveva cercato di accellerare i tempi per il fidanzamento ufficiale e di conseguenza il matrimonio. Aveva comuniciato a parlare di nipotini e di voler invecchiare tra le grida di gioia dei bambini. Giorgia aveva saputo leggere bene tra le righe della sua futura suocera, anche perchè quegli sguardi, quel senso d'allontanamento che Giovanni le dimostrava, lo aveva accusato con grande dolore. Aveva quindi deciso di volere anticipare il tutto. Aveva comunicato a parlare a Giovanni di volere di più dalla loro storia, e di essere stufa di dover pensare solo al lavoro, che era arrivato il momento di pensare ad una famiglia, gli disse che cominciava a sentir nascere in lei, il desiderio di diventare madre. Giovanni messo davanti alla responsabilità del matrimonio, di avere un figlio, nonostante il salto di qualità che aveva fatto megli ultimi anni e che tutti gli riconoscevano, aveva vacillato. Si ritrovò a pensare cosa veramente rappresentasse Giorgia per lui. Le voleva bene, la trovava eccezionale, in gamba, era bella ed intelligente, però perchè il cuore gli batteva quando incontrava o solo pensava a Chiara? Eppure avrebbe dovuto odiarla, invece non faceva che pensare a lei. Chiara era l'azzurro del cielo, il giallo del sole, il verd del prato, il rosso di una rosa, lei era tutti i colori del mondo. Quella sera tornando a casa pensò bene di fare una deviazione. Tornò indietro e si diresse verso casa di Chiara. Doveva parlarle. Doveva capire.... arrivò al lei con il cuore in gola.... Suonò alla porta e quando Chiara gli aprì restò senza parole. Restarono per alcuni secondi, che sembrarono secoli, senza parlare.... Giovanni allora cominico a parlare senza capire osa stesse veraemnte dicendo.... le prese le mani, la tirò a se, la strinse e la baciò.......profondamente!!!!!! Trascorsrò una magica notte senza confini.....!!!! La mattina seguente si ritrovarono a fare i conti con la realtà. Giovanni trovò al cellulare molte chiamate di Giorgia, andò al bagno e la chiamò cercando di spiegarle che aveva lascito il telefonino in macchina ma nulla lei sbraitava ed urlava senza lasciargli dire nulla.... si calmò e gli disse che sarebbe passata da lui a pranzo.... deveva vederlo assolutamente, era importante. Per tutta la mattina Chiara non riuscì a combinare nulla... era contenta, felice, cantava, rideva... era come se camminasse a tre metri da terra. Del resto anche Giovanni riuscì molto poco a concentrrsi sul lavoro... ad un certo punto la sua segretaria gli annunciò che era arrivata Giorgia, e solo allora si rese contro che era l'ora di pranzo e che aveva appuntamento con lei. Andarono a pranzo, e nonostante tutto Giorgia era raggiante.... Cominciarono a parlare ed ad un certo punto gli disse che era venuto il momento di fissare la data del matrimonio perchè era incinta......!!!!!! Fu tutto nero.... il buoi assoluto. Giovanni non riuscì a dire una sola parola.... era impietrito!!! Nooooooooo!!!!!!!!!!!!! Non era possibile. Perchè la vita gli faceva questo? ora che aveva Chiara... Non voleva perderla!!! l'amava ed era amato....!!! Tornò in ufficio e disse di non voler esser disturbato per nessuna ragione al mondo, restò al buoi per tutto il pomeriggio. Come poteva essere!!! Che doveva fare? E Chiara.... No...! L'avrebbe sicuramente persa.... Lui non amava Giorgia, non poteva sposarla. Lui avava Chiara, è con lei che avrebbe voluto una vera famiglia, quella che lui non aveva mai avuto. [continua]

Ho dipinto
in una crosta,
i colori del mondo....
osservando che .....
il cielo non si colora
più di celeste;
che....
il mare
non si colora più
d'azzurro;
dove un binbo
non vede più
il giallo
del grano che
colorava l'estate...,
ed il verde
prato che segnava
la stagione dolce
della rinascita.....
e dlla vita;
dove l'oro
ed il castano
non colorano più
le foglie dell'autunno
e la raccolta delle viti;
dove..... la neve
non fiocca più
calma e placida
in un mondo
di festa e natività.....;
dove ....
il rosso
di un tramonto
non palpita più
in un cuore d'amore....
dove.....
il bianconco
non lascia purezza
ad un si
di passione.....;
dove.....
il nero
non ricorda più il dolore
del lutto profondo.....
nell'abisso dell'anima....;
dove......
l'arancio
non fiorisce senza
l'aiuto del colore
umano......
Sono questi i
colori........ del mondo
che ci avvolgono..... e
ci trasciano.... in un tempo
fatto solo
di secondi...., attimi forse....,
di tecnologia e virtuale....
di guerre e carestie...,
di morte e disperazione,
di giochi di illusione
e di riconsa verso
una nuova vita,
trascinandoci..... tutti
negli inferi del dolore,
snza più ascoltare,
dipingere.... della giusta tonalità
tutto ciò che ci circonda......!!!!!
Bacio a tutti Beba
Alberto era un uomo molto affascinate e conscio che il suo fascino aveva riscontro con il mondo femminile, era un uomo affermato nel lavoro, infatti era un'imprenditore capace e determinato e molto esigente, ma era sopratuttto un padre dolce, concreto, presente, esigente ma pronto a donarsi senza chiedere nulla in cambio. Come tutti aveva, anche lui, i suoi difetti che lo rendevano a volte "difficile" con chi gli stava accanto... era impulsivo, a volte irritabile, ma anche molto simpatico e giocoso, e se volgiamo anche snob e forse un pochino troppo pieno di se.... ma anche capace di sorridere quando meno te lo aspettavi.... Aveva ottenuto molto dalla vita, sia dal punto di vista economico che dal punto di vista sentimentale, ma tutto questo non era bastato a colmare quel "vuoto" che si portava dentro si se e che nonostante tutto era il "suo tallone di Achille". Le donne "gli cadevano ai suoi piedi" con molta facilità, lo facevano sentire importante, bello, affascinante, desiderato e questo per un quarantacinquenne non era poco..... ma era vero anche l'esatto contrario..... molte donne arrivavano ad odiarlo, a sentirsi ferite, quasi ragirate.... perchè lui non era capace... o meglio non voleva dare stabilità e/o sicurezza.... ma in realtà tutto questo faceva parte del "suo piano di attaco"...... Il suo unico, grande, immenso, amore era sua figlia....la quale era l'unica "donna" capacedi attirare la sua attenzione, che sapeva farlo sentire veramente importante, unico, speciale. Spesso si potrebbe pensare che anche la mamma, nella vita di un uomo, dovrebbe essere "una donna importante, unica ed irripetibile", ma nel caso di Alberto, forse non era proprio così, non ne parlava mai, e questo portava a credere che il loro rapporto non era poi così idilliaco, ed allora forse si sarebbero potuto capire molte cose di lui, del suo essere, del suo comportarsi, del suo vivere; in fondo si dice sempre che: "conoscendo un uomo.... non si dovrebbe mai sottovalutare il rapporto che quest'ultimo ha con la propria mamma" ( come del resto per una donna con il proprio padre).... ma tutto questo, ad Alberto non interessava, o meglio non se ne ponenva il problema. Nonostante il successo economico, sentimentale, una vita agiata e circondata da amici, i viaggi, i divertimenti, quando si ritrovava solo, nella sua stanza, quasi aveva paura di quella solitudine di quel silenzio che lo circondava... perchè aveva sempre sognato una casa sorridente, una famiglia unita, dei figli, che con il loro rumore e presenza potessero riempire a pieno la sua vita e quella di sua moglie, era tutto questo che lo portava a chiedersi sempre, o meglio a tormentarsi, del perchè di non essere stato in grado di portare avnati "quel nido" dove aveva sempre cercato rifugio. Il suo matrimonio, era fallito malgrado la famiglia fosse stata un punto fondamentale della sua vita. Aveva voluto e voleva ancora, una famiglia con dei figli, una famiglia unita con cui dividere le gioie ed i problemi di tutti i gg, ma nonsotante tutti i suoi buoni propositi, i suoi sforzi, l'amore importante e sconfinato per sua moglie, l'aveva persa e si era ritrovato da solo a combattere con i "suoi fantasmi" e tutto questo lo aveva "ucciso" e messo davanti ad uno "specchio". Questa tragica situazione, lo aveva portato a rimettersi in discussione in tutto e per tutto, aveva dovuto capire ed accettare le sue fragilità, ed ammettere tutti i suoi errori per cercare di ricostruire il rapporto con la sua ex molgie per poter "ritornare" da sua figlia, unico vero senso della sua vita ed aria pura per il suo respiro. Ma quel "vuoto" era sempre lì... pronto a "venir fuori prepotententemente", e non lo lasciava vivere serenamente e spensieratamente. Si circondava quindi di donne di ogni genere, sempre pronte a concedersi senza tanti giri di parole e tutto questo gli dava la sensazione, almeno momentanea, che quel vuoto si colmasse. Era arrivato a pensare che forse la donna con cui dividere una serata non doveva essere poi così bella, piacente, così magra e perchè no così giovane, infatti diceva, ai suoi amici: "sapete se nella vita riuscite a trascorrere una serata con una donna non bella, o morbidosa, o non più giovanissima allora vuol proprio dire che sei padrone di te stesso". Fortunanatamente, "il lavoro dentro di se", la volgia di capire, di crescere di avere di più, il desiderio di riscatto e di rivalsa non cessò e lo portò a capire e cercare di dirigersi verso una nuova dimensionedi vita. Alberto come amava ripetere lui stesso, aveva fatto tanti passi..... "i miei passi".... che lo avevano portato a sbagliare ma anche a fermarsi, a riflettere ed a pensare che la vita non può essere soltanto un guardarsi intorno, un cercare di vivere bene, di avere un posto importante in società, ma era e doveva essere un "passaggio" per poter donare vita e lasciare un'impronta importante di se, e che con gli anni non si andasse perdendo ma che lasciasse un segno indelebile di se in chi lo avrebbe veramente vissuto ed amato. Aveva finalmente compreso che quel vuoto poteva e doveva essere colmato donando amore vero, puro, incondizionato facendo "i porpri passi" gg per gg, per arrivare a lasciare tracciato un tragitto di vita a sua figlia ora ed a chi arriverà poi....
bacio a tutti Beba
.......Avvolta nel suo morbido scialle, Viola camminava sulla spiaggia in una buia sera di fine anno, accoccolata tra le sue braccia e con il suo cagnolone, kocke, che correva lungo quella spiaggia dove si divertivava da matti...., sentiva le lacrime che le venivano strappate dal vento, mentre leggiatra camminava senza rendersi conto di dove stasse andando e perchè. Sentiva solo il Suo dolore. Il dolore per quell'amore mai nato, ma atteso, sospirato, sognato, ......e vissuto fino a farsi solo del male. Aveva conosciuto il "Suo" grande amore, Giulio, una sera d'estate dell'anno precedente, a cena tra amici, lui era arrivato con un amico di Viola, in quanto suo collega, ed in un attimo si ritrovò davanti quell'uomo sconosciuto che la turbò profondamente e che da quella sera non aveva più abbandonato il suo cuore. Bastava poco ed in ogni istante avrebbe poturo rivivere quel brivido, qull'incontro, quel senso di inquetudine che lui le aveva fatto provare. Ma tutto questo era rimasto solo nel suo cuore. Viola aveva lottato tanto perchè quell'amore, così prepotente, non sorgesse, perchè si rese subito conto che Giulio, non aveva avuto il suo stesso "incontro"... o meglio, forse, non aveva voluto... o potuto....!!!!! Lo aveva incontrato tante altre volte, tra gli amici in feste, cene, incontri vari ed ogni volta aveva sofferto in silenzio, conscia che quel suo segreto doveva restare tale. Giulio aveva una sua vita, non felice a come si diceva..., ma "una sua vita" e Viola quella "vita" , l'aveva rispettata., senza esitare. Incontrarlo, anche solo con lo sguardo, era un provare qualcosa di inspiecabile sia a parole ma anche a se stessa.... , avrebbe, certamente, voluto di più, ma capiva ed accettava che non doveva e non poteva. Erano trascorse le feste e questo aveva accentuato ancora di più la sua solitudine ed il suo dolore... ma aveva anche, e finalmente compreso che doveva riprendersi la sua vita, riscattarsi, anche perchè le lacrime versate erano state troppe e forse anche inutili.... ed era arrivata alla conclusione che quel dolore doveva essere "gettato" via con l'andare del vecchio anno e che doveva brindare al nuovo anno con la speranza nel cuore ed accettare l'invito di Marco, che tanto la cercava e che la faceva sentire importante. Ancora non riusciva bene a capire dove l'avrebbe portata "...quel importante"... ma doveva provare, per poter tornare ad amare ed essere amata.....
baciotto a presto Beba